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Sette curiosità su Raffaello
Ecco sette aneddoti e spigolature sul grande artista di Urbino

Avete voglia di scoprire sette curiosità su Raffaello Sanzio?

Il 2 giugno 2020 riaprirà finalmente la sfortunata mostra allestita alle Scuderie del Quirinale a Roma, inaugurata appena poco prima della chiusura per il Covid-19. Si potrà così degnamente celebrare il Cinquecentenario dalla morte del grande artista.

Ma arriviamo a noi: magari molti sapranno che Raffaello Sanzio era di Urbino e dipinse lo Sposalizio della Vergine o la Madonna del Cardellino, ma qui ci intrufoliamo in aneddoti di nicchia e fatti poco noti con sette curiosità su Raffaello!

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Raffaello Sanzio

Qual è il nome vero di Raffaello? Raffaello era figlio del pittore Giovanni Santi. Quindi si sarebbe dovuto chiamare Raffaello Santi, ma perché lo chiamiamo Raffaello Sanzio? Il cognome “Sanzio” è una delle possibili declinazioni di “Santi”, in particolare derivata dal latino “Sancti” con cui Raffaello firmerà le sue opere.

La madre di Raffaello si chiamava Magia. Il suo nome completo ricalca la sua genealogia: era Magia figlia di Battista e nipote di Nicola Ciarla. Di lei  abbiamo pochissime notizie. Dote cospicua, ricco il guardaroba, vestiario raffinato, Magia andò in sposa al quarantenne pittore Giovanni. La donna morì quando il piccolo Raffaello aveva soli otto anni. Sicuramente potremmo rintracciare il suo volto delicato nelle Madonne Raffaellesche.

Curiosità sul Raffaello quotidiano

Eccoci ad una curiosità culinaria: come il pittore di Urbino si chiamano le praline al cocco della Ferrero, realizzate come confetti di forma sferica, composte da una mandorla circondata da una morbida crema, avvolte in un guscio di wafer di cocco e rivestite in noce di cocco. Il sapore di questa specialità ha poi generato tutta una pasticceria a tema come la torta Raffaello.

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Due euro con Dante Alighieri

Tutti i giorni abbiamo davanti un ritratto eseguito da Raffaello, e forse molti di voi avranno anche addosso in questo momento alcune riproduzioni di questa figura dell’Urbinate, senza saperlo. Dante Alighieri, rappresentato sul lato b dei due euro italiani, si ispira al ritratto eseguito proprio da Raffaello. Il quale, peraltro non era nuovo nel mondo della numismatica, poiché le ‘vecchie’ cinquecentomila lire si fregiavano sul fronte del volto di Raffaello e sul retro della Scuola di Atene, suo affresco delle stanze Vaticane. La banconota peraltro fu usata solo per pochi anni, poiché è stata emessa nel 1997, non molto prima dall’introduzione dell’euro.

La Pala Baglioni: un tragico destino

La Pala Baglioni, commissionata da Atalanta Baglioni, è un’opera che al di là del puro significato iconografico della Deposizione, commemora invece un tragico fatto di sangue, avvenuto per faida familiare. Colei che commissionò il dipinto, Atalanta, era la madre di Grifonetto. Un giovane che si mise contro la sua famiglia e anche contro sua madre, a causa di un pettegolezzo, e da questa fu perdonata solo sul letto di morte. Il giovane Grifonetto è la figura rappresentata ai piedi del Cristo. Se volete approfondire ecco due video che narrano della vicenda in maniera chiara e puntuale.

La storia di Grifonetto – Prima Parte

La storia di Grifonetto – Seconda Parte

La morte di Raffaello

Se molti sanno dove Raffaello sia nato, tanto da firmarsi lui stesso Raphael Urbinas, chi conosce dove fu sepolto Raffaello? Eppure è sotto gli occhi di tutti. E’ sepolto al Pantheon a Roma, il suo epitaffio, scritto da Pietro Bembo, è il seguente:

“Qui giace Raffaello dal quale, mentre era in vita, la Natura temette di essere vinta e, quando morì, temette di morire anch’essa”.

Le sue spoglie mortali sono inumate al Pantheon, sin dall’anno della sua morte, per volontà dello stesso Raffaello.

Un altro avvenimento insolito, l’ultima delle sette curiosità su Raffaello, che riguarda la sua morte, avvenuta il 6 aprile 1520, a soli 37 anni, nel giorno di Venerdì Santo, ce lo racconta Pico della Mirandola. L’umanista scrisse che proprio quel giorno, in Vaticano, nei luoghi dove si trovano le opere realizzate da Raffaello, si formarono delle crepe sugli affreschi e un piccolo terremoto scosse Roma. La conferma a queste parole potrebbe venire proprio dall’epitaffio di Bembo, citato poc’anzi, rileggetelo alla luce di questa informazione e diteci se siete d’accordo!

 

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